Uniamo le menti esistenti

in combinazioni nuove che siano utili, forse.

Addio sconti sui libri. Arriva la legge anti Amazon.

Forse non lo sapevate, ma tra poche ore diremo addio ai super sconti sui libri che tante volte mi hanno permesso di comprare costosi libricini al momento giusto nel posto giusto… tutte pubblicazioni che altrimenti non sarei stato in grado di pagare visti -ad esempio- gli altissimi prezzi di copertina sulla saggistica storico-medievale.

Libri scontati al 40 per cento, addio. Tra il 31 agosto e il primo settembre scorrono 24 ore, parecchi acquisti all’ultimo secondo e l’ombra di un divario digitale. Con l’arrivo di settembre entra in vigore la legge Levi, conosciuta come “legge anti Amazon” perché tra le conseguenze avrà quella di vincolare la politica di sconti del colosso web. Dall’1 settembre in Italia gli sconti sul prezzo di copertina dei libri non potranno superare il 15%. Il provvedimento, che porta il nome del deputato siciliano Pd Ricardo Levi, è stato presentato alla Camera nel 2008 e approvato in Senato in modo bipartisan quest’estate, pochi mesi dopo lo sbarco in Italia di Amazon che chiarisce la sua posizione a ilfattoquotidiano.it, per voce di Martin Angioni, il country manager per l’Italia: “Noi preferiamo operare in mercati che assicurano migliori condizioni di concorrenza e dove la più ampia fascia di pubblico possa comprare. Perché non solo è sbagliato che lo Stato intervenga sul prezzo nel mercato editoriale, ma se è vero che il problema è che la domanda di libri non cresce, allora questa legge non fa nulla a beneficio dei lettori reali e potenziali”.

Proprio loro, i lettori sono le vittime della legge, che li costringe a comprare con sconti piccoli, e che è dettata “dal consenso di editori e librai che ne hanno più volte chiesto l’approvazione”. Salvaguardare i piccoli, siano essi librai o editori, è a parole la vera missione della legge Levi. Ma nonostante il voto bipartisan in Parlamento, i consensi sono tutt’altro che unanimi, a partire dallo stesso mondo editoriale. In prima fila nella fronda dei contrari c’è Serena Sileoni che come responsabile della piccola casa editrice Liberilibri non condivide la legge, e in più come lettrice è anche molto arrabbiata. Non a caso ha promosso una petizione che ha raccolto migliaia di firme, e racconta: “Non riesco a credere che tanti miei colleghi abbiano salutato questa legge come un favore alla microeditoria. Che fine hanno fatto gli stimoli alla lettura? E poi l’obiettivo non dichiarato della legge tradisce uno spirito conservatore: intende colpire il commercio elettronico, che ne farà le spese. Ai grandi editori cambierà poco, mentre proprio per i più piccoli, in occasioni importanti tra cui le fiere, le limitazioni agli sconti si riveleranno un’arma a doppio taglio”.

Davide contro Golia, “un appuntamento parlamentare contro un’innovazione tecnologica che ben gestita può portare democratizzazione”. Serena vede così la legge Levi, e non è la sola. Alla schiera degli editori “ribelli” si aggiungono lettori, associazioni di consumatori e esperti di nuovi media. “Chiaramente questa legge parla la lingua di un Paese che ancora non ha una strategia complessiva di marketing del libro via internet”, sostiene Giulio Blasi, esperto di editoria digitale. “Il problema non è solo italiano ma europeo: le leggi protezionistiche sono il segno di un’incapacità di competere sul terreno di sviluppo del mercato. L’Europa non ha armi per competere oggi con Amazon, Google, Apple sul terreno dell’intermediazione dei contenuti. Difendere i più piccoli? Fuorviante: prima o poi tutti dovranno competere, e intanto proprio i negozi su internet come Amazon sono la speranza del libro di qualità, lo sostiene anche l’agente letterario Wiley”. Questo anche perché l’editoria web parla un linguaggio inclusivo: qui trovano spazio i libri di nicchia e affini ai propri interessi. “Il prezzo è solo all’ottavo posto tra le ragioni per cui i nostri clienti preferiscono servirsi da noi”, spiega Angioni di Amazon. Ma intanto la battaglia italiana viene giocata proprio sul campo dei prezzi. Perciò accade che Altroconsumo inviti le piccole librerie a spostare il terreno dello scontro, differenziandosi in altri modi, perché la necessità secondo l’associazione è quella di non penalizzare gli acquirenti. Questi intanto, dall’altro lato del Pc, comprano a più non posso prima che scatti l’ora X. Lettori come Fabrizio, divoratore di libri e anobiista, vedono nella legge un ostacolo alla diffusione della cultura, ancora di più in tempi di crisi.

C’è chi dice sì alla legge Levi. Sono in molti, uno di questi è Stefano Mauri. Il Gruppo editoriale Mauri Spagnol, di cui è presidente, è controllato per oltre il 70% da Messaggerie italiane, colosso italiano dei libri che ha ramificazioni nell’editoria, nella distibuzione e nella vendita, compresa quella online: è di Messaggerie anche Ibs, la prima e più grande libreria italiana online. “Mi astraggo dal mio ruolo”, spiega Mauri, “credo che la legge sia giusta per almeno due buoni motivi. Il primo è che le regole danno forma all’editoria. Non dimentichiamoci che il negoziante ha il diritto di reso all’editore, e non raramente si verificano fenomeni di dumping in un contesto di concorrenza sregolata. Il secondo è che penso che i lettori meritino di essere stupiti”. Perché secondo Mauri questa legge garantisce il pluralismo, “tanto ci penserà la rivoluzione digitale a far scendere i prezzi”. Anche se la legge limita gli sconti sul prezzo di copertina ma non impone regole su come quel prezzo viene stabilito, al cuore dei sostenitori della legge c’è l’idea che il libro meriti un giusto prezzo. La pensa così anche il re dei librai, Romano Montroni, lui che ai libri ha dedicato la vita: amico di Giangiacomo Feltrinelli, a capo della libreria di Piazza Ravegnana a Bologna da quando è nata, poi direttore di tutte le Feltrinelli dall’82 al 2000, oggi capitano della libreria Coop Ambasciatori in centro a Bologna. Prima ancora che arrivasse l’e-commerce, in Italia erano proprio le grandi catene di librerie la minaccia per i pesci piccoli: Feltrinelli librerie, e ancora Mondadori, la più recente Coop librerie. E se quel vincolo agli sconti proteggesse “bipartisan” anzitutto loro, dalla minaccia incombente di un pesce stavolta più grande, com’è Amazon? Montroni ha in tasca l’esperienza e una convinzione: che solo dando al libro il suo giusto prezzo si salvaguardi la lettura. E che a far la differenza debba essere altro. Nella libreria di Montroni i libri convivono con il ristorante e il caffè Eataly, ed è facile perdere il senso del tempo seduti su una poltrona con in mano un buon caffè. Ma se davvero le poltrone confortevoli della libreria Coop Ambasciatori e le tre pagine della legge Levi possano far dimenticare al lettore italiano lo scorrere dei tempi di oggi, e tenerlo lontano dalla tentazione cheap and web, è ancora tutto da dimostrare. fonte Il Fatto Quotidiano

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il agosto 31, 2011 da in Uncategorized.

Che ci frulla in Twitter?

Errore: Twitter non ha risposto. Aspetta qualche minuto e aggiorna la pagina.

Categorie

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: