Uniamo le menti esistenti

in combinazioni nuove che siano utili, forse.

Il logo di Roma fa pena.

Il nuovo logo della città di Roma è finalmente stato scelto. Peccato che non sia l’espressione più alta della -sempre più assente- cultura grafica italiana. Anzi, per dirla tutta, è piuttosto banale e pasticciato. Ma al cattivo gusto non c’è mai fine: come se non bastasse arriva anche una brutta storia di “copioni”. Pollice verso ragazzi.

Roma, da oggi, avrà il suo primo logo per la comunicazione. Sarà presentato a mezzogiorno nel Museo dell’Ara Pacis: poi diventerà il marchio della Città Eterna. Finirà stampato su tutti i gadget e “comunicherà” le iniziative della capitale. È stato scelto con un concorso a cui hanno partecipato 1103 creativi. Un evento mediatico. Che però nasconde un giallo. Il logo non sarebbe stato creato dal vincitore, Alberto Anghelone, titolare dello studio “Mediapeople” di Torino. Lo si afferma con chiarezza nella lettera dell’avvocato di un altro studio grafico di Torino, il “Why P”, in cui si legge che “il vincitore (Anghelone) ammetteva di avere fatta propria la creazione della signora Paradiso (titolare della “Why P”, ndr)”, la quale “riconosceva nel logo vincitore il proprio lavoro scartato”. Martina Paradiso oggi presenterà un esposto alle forze dell’ordine. Ha già scritto più volte – attraverso i suoi legali – al Comune e all’assessorato alla Cultura. Senza mai ottenere risposta.

Le lettere di denuncia non hanno influito minimamente sulla presentazione di oggi: ci sarà l’assessore alla Cultura del Comune Umberto Croppi, il presidente della Commissione del concorso Mario Morcellini, Monica Scanu, curatrice della mostra che espone 70 dei 1103 loghi arrivati alla commissione che non hanno vinto ma che sono “una sintesi del variopinto e articolato scenario di singolari e colorate interpretazioni della città”, come la Scanu stessa scrive nel catalogo.

E ci sarà Alberto Anghelone, che con l’agenzia “Why P” “per tre anni” – si legge nella lettera che l’avvocato Vittoria Maria Canavero che assiste la titolare di “Why P”, Martina Paradiso, ha inviato al Comune il 6 agosto – “ha condiviso i locali”. Per “l’affinità dell’attività svolta” e anche in virtù di “un rapporto personale sino ad oggi cordiale” Martina Paradiso arriva anche a “sottoporre” ad Anghelone “taluni progetti per un confronto tecnico”. Come i due che elabora per “partecipare alla gara” indetta dal comune di Roma. Uno dei due loghi, poi, lo scarta. L’altro lo invia a Roma. Proprio il logo scartato (che la “Why P” avrebbe comunque depositato, ndr) sarebbe quello vincente, “in realtà ideato e realizzato” dalla “Paradiso, circostanza documentabile da file datati conservati nella memoria del computer”.

Un bel giallo, si diceva. Anche perché si tratta di un logo importante, che, come spiega l’assessore Croppi, che “era facile realizzare, visto che Roma ha un suo brand da qualche migliaia di anni”. Quanto alla vicenda, spiega l’assessore, “si tratta di una pura sciocchezza, che non ha alcun valore giuridico, come ci ha assicurato anche la nostra avvocatura. È bizzarro che il problema sia nato proprio sul marchio prescelto”. fonte Repubblica.it

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 21, 2010 da in grafica.

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